Il lavoro

Ambulanti e bambini

Avanguardie dell’emigrazione vera e propria furono coloro che esercitavano mestieri ambulanti ed erano perciò in grado di riportare notizie e informazioni utili per progetti migratori duraturi.

In Toscana i contadini andavano in Corsica, per i lavori agricoli, e poi in Francia, attratti da paghe migliori, anche se il mestiere qualificato più diffuso era quello di figurinaio. Partivano per gran parte dei paesi europei, e poi per le Americhe, i musicisti girovaghi da tutt’Italia, mentre venditori di stampe e di piccole mercerie, oltre a boscaioli e sterratori, lasciavano le regioni orientali della penisola.

In realtà, le “professioni girovaghe” - si trattasse di suonatori, saltimbanchi o ammaestratori di animali, venditori di merci varie - costituivano altrettante varianti della mendicità contadina cui si faceva da secoli ricorso nei momenti di grande miseria.

Con il miglioramento dei trasporti e l’inizio della grande emigrazione i percorsi dei girovaghi si ampliarono raggiungendo prima tutti i paesi europei e poi le Americhe. Le autorità di polizia non li vedevano di buon occhio, costantemente accompagnati da bambini, il cui impiego rappresentava spesso soltanto un mezzo per dissimulare l’esercizio della mendicità cui erano costretti. La loro misera sorte suscitava la pietà e l’indignazione dei ceti dirigenti che, divisi pro e contro l’emigrazione, sfruttavano l’argomento a favore della propria tesi. In realtà il fenomeno si svolgeva per suo conto, vanamente inseguito dalle leggi tendenti a regolare il lavoro minorile. Talvolta erano i padri stessi a portare i figli con sé o a consegnarli a persone affidabili nella speranza che, lungo le vie del mondo, imparassero a praticare un’attività in grado di sfamarli.

Gran Bretagna, Inghilterra, Londra, 1924. Domenico Vidi, originario di Pinzolo, Trento, arrotino
Gran Bretagna, Inghilterra, Londra, 1924. Domenico Vidi, originario di Pinzolo, Trento, arrotino
Brasile, Rio Grande del Sud, primi anni del novecento. Uomini, donne e bambini al lavoro in una fornace
Brasile, Rio Grande del Sud, primi anni del novecento. Uomini, donne e bambini al lavoro in una fornace
USA, New York, Rochester, 1901. Ritratto in studio: l’orgoglio del mestiere
USA, New York, Rochester, 1901. Ritratto in studio: l’orgoglio del mestiere
Francia, 1906. Gli orsanti
Francia, 1906. Gli orsanti
Gran Bretagna, Inghilterra, Londra. I Brucciani con il loro carretto di gelati
Gran Bretagna, Inghilterra, Londra. I Brucciani con il loro carretto di gelati

Braccia robuste e lavori pesanti

Gli emigranti, in gran parte contadini, si impegnarono anche all’estero - ma soltanto se costretti - nei lavori agricoli, parteciparono al disboscamento o alla bonifica di terreni incolti, si impiegarono, come manodopera non qualificata, nella realizzazione delle grandi vie di comunicazione, delle ferrovie, delle più grandiose opere edilizie e, infine, nel pesante lavoro delle miniere.

Si sa che circa la metà di tutti gli emigrati è rientrata definitivamente in Italia. Se si fa riferimento, come esempio, agli Stati Uniti la “campagna di emigrazione” del cinquanta per cento degli uomini partiti da soli durava soltanto qualche anno.

La loro scelta aveva quasi sempre queste caratteristiche: rifiuto di conoscere il paese in cui si era giunti, e quindi nessuna integrazione e minima conoscenza della lingua; risparmio quanto più alto possibile e nel più breve periodo per affrettare il rientro; accettazione, di conseguenza, non solo di un esagerato impegno di lavoro ma anche di un livello di vita che definire spartana diventa un eufemismo.

L’area di origine portava a svolgere determinati mestieri. Prendendo, sempre come esempio, l’esodo per l’Australia si nota che gli emigrati dalle zone montane ripresero nel Western Australia attività di boscaioli o diventarono tagliatori di canna da zucchero; quelli provenienti da zone di pianura si dedicarono ad attività agricole o esordirono nel settore terziario.

Una precisa “vocazione” nella scelta degli itinerari migratori è riscontrabile anche in Europa: la direzione del flusso puntava verso i paesi occidentali o orientali in relazione alla posizione geografica delle regioni di origine: dal Piemonte si andava verso la Francia e dal Veneto verso l’impero austroungarico.

 

USA, Montana, Butte, 1909. In miniera
USA, Montana, Butte, 1909. In miniera
Brasile, San Paolo, Carbonai impegnati in lavori di disboscamento per conto delle industrie Matarazzo
Brasile, San Paolo, Carbonai impegnati in lavori di disboscamento per conto delle industrie Matarazzo
Australia, Queensland, 1920 circa. Tagliatori di canna da zucchero
Australia, Queensland, 1920 circa. Tagliatori di canna da zucchero

Opere grandiose e fortune cospicue

Alla realizzazione di colossali opere pubbliche partecipò un numero immenso di emigrati italiani e numerose furono le vittime di incidenti sul lavoro. I trafori del Frejus, del San Gottardo, del Sempione o la ferrovia transiberiana e quella del Tonkino li videro all’opera. Caratteristica dell’impiego nel settore dell’edilizia fu spesso la temporaneità e il muoversi in gruppi di lavoro comprendenti professionalità diverse: dai manovali ai tecnici. Di contro un certo numero di emigrati raggiunsero il successo come imprenditori.

L’economista Luigi Einaudi coniò la felice espressione “principe mercante” per definire appunto uomini che, partendo spesso da zero, seppero sfruttare tutte le opportunità raggiungendo posizioni invidiabili.

Sono storie di uomini che, in velocità, sono passati, per usare minimi termini, dalla povertà alla ricchezza e hanno ottenuto prestigio e soddisfazioni inserendosi ai più alti livelli sociali nel paese di adozione. Il loro successo ha contribuito anche alla diffusione di prodotti italiani, a cominciare da quelli alimentari, in tutto il mondo.

Di queste storie di successo si può fare un esempio: in Brasile si svolse l’eccezionale vicenda di Giuseppe Giorgi, divenuto, da semplice operaio, costruttore di ferrovie in virtù delle sue capacità tecniche e organizzative; riuscì così ad avere buone commesse dall’amministrazione pubblica locale e a sfondare in un settore ad alta redditività che, bisogna sottolinearlo, era già occupato e dominato dagli inglesi.

Brasile, San Paolo, Lavori ferroviari
Brasile, San Paolo, Lavori ferroviari
Libia, Tripoli. Cantieri edili José Malgioglio
Libia, Tripoli. Cantieri edili José Malgioglio
Romania, Straja. Disboscamento e produzione di traversine per ferrovie
Romania, Straja. Disboscamento e produzione di traversine per ferrovie
Cartolina inviata dalla Svizzera a Firenze: La galleria del Cenisio
Cartolina inviata dalla Svizzera a Firenze: La galleria del Cenisio

Le “fragili” donne

Sin dalla fine dell’Ottocento l’emigrazione italiana è stata ampiamente studiata ma le varie inchieste e i numerosi saggi su tale fenomeno riservano la massima attenzione all’emigrazione maschile e - ovviamente - leggono quella femminile in base ai parametri ideologici del tempo.

A subire le conseguenze dell’emigrazione maschile furono per prime le donne che rimasero a casa: accudivano figli e anziani, erano casalinghe e lavoravano nei campi,  filavano e tessevano, infine, al posto degli uomini assenti, si assumevano la responsabilità degli interessi economici. Si ebbe così una vera e propria femminilizzazione di tanti paesi delle regioni italiane più colpite dal fenomeno migratorio in quanto molto spesso erano interi gruppi familiari di maschi ad emigrare, tutti insieme o scaglionandosi in un breve lasso di tempo.

Il subentrare delle donne nei compiti maschili è ben evidenziato negli atti notarili che, in costante crescendo dalla fine dell’Ottocento, riportano come contraenti di accordi di ogni tipo, e in particolare dei contratti di compravendita, nomi di donne. Poi, man mano, le donne conquistarono spazio nel mondo del lavoro. Il primo settore industriale in cui le emigrate ebbero posto fu quello tessile, a cominciare dalle fabbriche francesi del Lionese. Invece dall’impegno come casalinghe nacque e si moltiplicò, specialmente nell’America del Nord, il “bordo”, cioè il tenere a pensione dei compatrioti. Era un lavoro considerato tipicamente femminile, insieme a quello di confezioni varie a domicilio, perché permetteva alle donne di rimanere “angeli del focolare” guadagnando e contribuendo al miglior andamento del ménage familiare.

Balia emigrata in Francia, ritratta con la mamma e il bambino
Balia emigrata in Francia, ritratta con la mamma e il bambino
Austria, Holhsburg, 1909 circa.  Nel gruppo di minatori anche le cuoche del campo
Austria, Holhsburg, 1909 circa. Nel gruppo di minatori anche le cuoche del campo
USA, California, Truckee, inizio sec. XX. Luisa e Leone Cristofani dinanzi al locale di loro proprietà
USA, California, Truckee, inizio sec. XX. Luisa e Leone Cristofani dinanzi al locale di loro proprietà
Francia, Lione. Le sorelle Falsone, originarie di Vigevano, lavandaie
Francia, Lione. Le sorelle Falsone, originarie di Vigevano, lavandaie

Negozi e negozi

Per gli emigrati che si dedicarono al commercio gli inizi furono pressoché uguali:  dopo l’arrivo nel nuovo paese lavorarono per alcuni anni come dipendenti dei parenti o degli amici che li avevano esortati e aiutati a emigrare. Naturalmente questa fase iniziale venne saltata da coloro che, già dotati di un proprio capitale, per quanto minimo, esordirono direttamente nel piccolissimo commercio. In questo percorso la famiglia ebbe sempre un ruolo fondamentale non solo come fornitrice degli iniziali mezzi economici ma anche, nel caso di emigrazione del nucleo familiare, in tutto o in parte, con l’impegno diretto nella gestione dell’attività.

I primi negozi furono piccoli spacci, per lo più nel settore alimentare, ed ebbero come iniziale clientela la comunità italiana. Sulle vetrine di molti negozi, infatti, era orgogliosamente scritto che si vendevano autentici prodotti italiani.

Per la maggior parte dei negozianti, poi, il culmine della fortuna venne raggiunto con l’impianto di un esercizio commerciale di un certo respiro. Alcune di queste attività, però, riuscirono a consolidarsi nel tempo e diversi negozi si trasformarono in poderose aziende di produzione e di trasformazione dei prodotti del suolo e dell’allevamento o in imprese di grande distribuzione internazionale.

 

Un almacen in Cile di proprietà di un ligure
Un almacen in Cile di proprietà di un ligure
Pubblicità di ditte italiane all’estero
Pubblicità di ditte italiane all’estero
Pubblicità di ditte italiane all’estero
Pubblicità di ditte italiane all’estero
Pubblicità di ditte italiane all’estero
Pubblicità di ditte italiane all’estero

Da sguatteri a padroni

È il settore della ristorazione quello in cui hanno operato e operano in gran numero e con successo gli emigrati italiani e i loro discendenti in ogni paese del mondo. All’inizio erano venditori ambulanti di gelati, d’estate, e di caldarroste in inverno; tra essi era preponderante la presenza di lucchesi e parmensi. Una volta diventati stanziali, ebbero le prime esperienze come lavoratori subordinati: camerieri, sguatteri e, poi, cuochi in ristoranti e alberghi. Infine: proprietari.

Anche in questo settore la famiglia è stata sempre parte determinante per lo sviluppo di ogni progetto migratorio in quanto la conduzione delle varie attività è opera pressoché esclusiva della famiglia. Inoltre ora che molti cuochi e ristoranti italiani vengono considerati tra i più raffinati del mondo, vale la pena di ricordare i primi sprovveduti “cucinieri”, uomini che si improvvisarono tali ripescando nella memoria  frammenti delle attività culinarie delle loro donne e sforzandosi di riprodurle.

Esemplare è lo svolgersi di questo tipo di emigrazione verso il Regno Unito.

Da Londra, primo punto di attrazione, si spostarono progressivamente nelle più grandi città di provincia, da Manchester a Liverpool; nelle zone industriali del Galles meridionale; in Scozia, particolarmente a Glasgow; e anche in Irlanda, a Dublino, aprendo in tutti questi luoghi botteghe e bar.

All’inizio della loro attività “imprenditoriale” un curioso motivo per il successo dei locali, che spesso si limitavano a vendere fish and chips, fu il loro differenziarsi dai tradizionali pubs, frequentati dai soli uomini (non erano ammessi i minorenni considerata la consistente quantità di alcolici che veniva consumata). I locali italiani erano, invece, aperti a donne e ragazzi per la stessa ragione (non si vendevano bevande alcoliche).

Lo stesso processo si ebbe per le gelaterie: il primo passo fu la vendita estiva con il carretto poi si passò agli ice-cream shops, in cui, per condizioni climatiche poco propizie in gran parte dell’anno, si vendevano anche altri prodotti: acque minerali, bibite varie, caffè, dolci, confetture e cioccolata.

USA, Illinois, Chicago, 1930. Ditta Gonnella: sfilata di camioncini  per la distribuzione del pane.  Il barghigiano Alessandro Gonnella, emigrato nel 1886, riprese a Chicago l’attività di fornaio e con la distribuzione giornaliera del pane fresco incrementò notevolmente la sua attività. I discendenti operano ancora nel settore alimentare
USA, Illinois, Chicago, 1930. Ditta Gonnella: sfilata di camioncini per la distribuzione del pane. Il barghigiano Alessandro Gonnella, emigrato nel 1886, riprese a Chicago l’attività di fornaio e con la distribuzione giornaliera del pane fresco incrementò notevolmente la sua attività. I discendenti operano ancora nel settore alimentare
Gran Bretagna, Scozia, Glasgow. Carro da gelataio
Gran Bretagna, Scozia, Glasgow. Carro da gelataio
Giorgio Lemetti all’interno del suo bar negli Stati Uniti d’America
Giorgio Lemetti all’interno del suo bar negli Stati Uniti d’America
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