Di nuovo in cammino

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Nel secondo dopoguerra gli italiani hanno ripreso a partire, con l’aiuto di accordi interstatali - braccia e intelligenze in cambio di materie prime - verso i paesi dell’Europa e verso l’Argentina e l’Australia.

Pagano ancora un pesante pedaggio: a Marcinelle, in Belgio, nell’agosto del 1956, ad esempio, una tragedia in miniera fa 237 vittime, 139 delle quali italiani.

Il flusso si arresta negli anni Settanta. Il Ministero degli esteri ha calcolato che, nel 1994, il numero degli oriundi italiani nel mondo assommava a più di 58 milioni: un’altra Italia fuori d’Italia.

Minatori. Di tutti i mestieri che, a partire dal secondo dopoguerra e sino all’esaurimento del flusso migratorio alla metà degli anni settanta, hanno fatto gli italiani che hanno ripreso le vie dell’esodo, quello del minatore è stato il più pesante e quello per il quale è stato pagato il prezzo più alto in termini di morti e di malattie invalidanti
Minatori. Di tutti i mestieri che, a partire dal secondo dopoguerra e sino all’esaurimento del flusso migratorio alla metà degli anni settanta, hanno fatto gli italiani che hanno ripreso le vie dell’esodo, quello del minatore è stato il più pesante e quello per il quale è stato pagato il prezzo più alto in termini di morti e di malattie invalidanti
Il “Manualetto di conversazione per il lavoratore italiano in Svizzera” è edito dalla Banca nazionale del lavoro che, dalla fine degli anni trenta, aveva attivato un servizio di rimesse dall’estero “in tempo reale”, cioè con un rapido accredito di esse alle famiglie degli emigrati
Il “Manualetto di conversazione per il lavoratore italiano in Svizzera” è edito dalla Banca nazionale del lavoro che, dalla fine degli anni trenta, aveva attivato un servizio di rimesse dall’estero “in tempo reale”, cioè con un rapido accredito di esse alle famiglie degli emigrati

Oggi: “gli altri”

La popolazione immigrata dal 1990, anno in cui viene superata la soglia del mezzo milione di presenze, ad oggi è cresciuta di quasi 10 volte, arrivando a sfiorare i 5 milioni di persone. Mentre il bisogno di emigrare di alcuni popoli cresce, la sensibilità degli italiani nei confronti del problema decresce. L’apertura mostrata al tempo dell’approvazione delle prime leggi sull’immigrazione, oggi lascia il passo alla diffidenza, con il risultato che gli immigrati sono sempre più spesso considerati un problema, piuttosto che un’opportunità.

1 immigrato ogni 12 residenti: i dati statistici attestano che siamo di fronte ad un fenomeno consistente ed essenziale nell’ambito dello sviluppo del paese. La dimensione multiculturale è un dato di fatto: circa 250 mila matrimoni misti; più di mezzo milione di persone che hanno acquisito la cittadinanza al ritmo di oltre 50 mila l’anno; oltre 570.000 stranieri nati in Italia; quasi 100 mila figli di madre straniera ogni anno; più di 100 mila ingressi annuali per ricongiungimento familiare.

La realtà multiculturale è varia: i romeni sono i più numerosi, con poco meno di 1 milione di presenze; seguono albanesi e marocchini, circa mezzo milione; mentre cinesi e ucraini sono quasi 200 mila.

L’insediamento è prevalente nel Nord e nel Centro, ma anche il Meridione è coinvolto nel fenomeno, Roma, con circa 300 mila stranieri residenti e Milano con 200 mila, sono i comuni di maggiore concentrazione della popolazione immigrata; il fenomeno interessa anche i piccoli centri, dove i migranti rappresentano quote rilevanti della popolazione arrivando, in alcuni paesi del centro nord, fino al 30 % dei residenti.

In un’Italia con un elevato ritmo d’invecchiamento l’apporto degli immigrati diventa un sostegno allo sviluppo demografico ed economico. Già oggi contribuiscono al Prodotto interno lordo del Paese per ben l’ 11,1%. A livello occupazionale gli immigrati continuano a risolvere il problema della carenza di manodopera, specialmente in alcuni particolari settori come l’assistenza alle famiglie e alle persone, l’agricoltura, l’edilizia, i servizi e l’infermieristica.

Attualmente i lavoratori immigrati sono circa 2 milioni.

Anche nel delicato settore pensionistico gli immigrati apportano un contributo importante. Infatti, pur essendo in massima parte lontani dall’età pensionabile, ogni anno versano circa 7 miliardi e mezzo di euro in contributi previdenziali contribuendo alla chiusura in attivo del bilancio dell’Inps. Sempre più attivi nel lavoro autonomo e imprenditoriale, gli immigrati si distinguono anche per la vitalità che imprimono al sistema produttivo e occupazionale italiano. Sono circa 400 mila gli stranieri tra titolari d’impresa, amministratori e soci di aziende, ai quali vanno aggiunti i loro dipendenti.

A Milano i pizzaioli egiziani sono più numerosi di quelli napoletani, così come gli imprenditori tessili a Carpi e Prato, e quelli della concia ad Arzignano, in provincia di Vicenza.

Ogni 30 imprenditori operanti in Italia 1 è immigrato.

Per questo la presenza di immigrati, se ben conosciuta e regolata, dischiude ricche prospettive di convivenza sul piano economico, occupazionale e culturale.

Come ci ricorda l’economista Galbraith: “le migrazioni sono la più antica azione di contrasto alla povertà, selezionano coloro i quali desiderano maggiormente riscattarsi, sono utili per il paese che li riceve, aiutano a rompere l’equilibrio di povertà nei luoghi d’origine. Quale perversione dell’animo umano ci impedisce di riconoscere un beneficio tanto ovvio?”

(Dal testo del video “Dossier Statistico Immigrazione 2010”  Caritas/Migrantes)

 

 

Arrivo in Italia di una nave carica di clandestini
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Un venditore ambulante in spiaggia
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