Partire?… Sì

La decisione di partire veniva spesso presa su richiamo dall’estero di parenti o amici e trovava conforto anche nelle “guide per gli emigranti” molto spesso prodotte dai paesi che volevano attrarre manodopera dall’Europa. Esse mostravano immagini da paradiso terrestre: sconfinate pianure dall’esuberante vegetazione, case linde, ordinati quartieri cittadini.

Questi sogni su carta venivano esibiti con spregiudicatezza dalle agenzie di viaggio e dagli agenti delle compagnie di navigazione per convincere gli indecisi a partire. Gli agenti erano talvolta veri e propri emissari di società o governi esteri. Tipico il caso del Brasile che, negli ultimi decenni dell’Ottocento, incrementò l’immigrazione dall’Europa offrendo il viaggio gratuito dal porto di partenza sino alla destinazione finale nelle fazendas nelle quali sarebbe stato concesso a ciascuna famiglia emigrata anche un lotto di terreno coltivabile in proprio.

La procedura per l’espatrio prevedeva la richiesta e la successiva concessione del passaporto. Quello per l’emigrante, dall’inizio del Novecento, fu per un lungo periodo caratterizzato da una copertina di colore rosso. Sul passaporto dell’uomo con famiglia al seguito potevano essere iscritti la moglie e i figli e anche gli ascendenti conviventi. Per gli iscritti alla leva serviva anche il nulla osta delle autorità militari. 

Gallicano, Lucca, 1900. Agenzia di viaggi
Gallicano, Lucca, 1900. Agenzia di viaggi
Passaporto rosso per l’estero
Passaporto rosso per l’estero
Copertina di una guida per gli emigranti edita a San Paolo, 1886
Copertina di una guida per gli emigranti edita a San Paolo, 1886
Passaporto, anni Venti
Passaporto, anni Venti
Passaporto di Maria Colarusso, 1896
Passaporto di Maria Colarusso, 1896